Dalla vita reale agli esport

Il percorso nel competitive italiano del coach finlandese

Intervista ad ATL, il coach del nostro team di League of Legends

E’ tempo di dare il massimo, in casa OrangeBlack: ESL Serie A e Lega Prima sono ormai in procinto di cominciare, e tutto il nostro team di League of Legends sta lavorando duramente per arrivare preparato ai prossimi impegni. Con l’occasione, abbiamo avuto l’enorme piacere di parlare con il coach del nostro roster, Aleksanteri “ATL” Leinonen, che nonostante i 22 anni di età porta con sé un enorme bagaglio di esperienze sia nell’ambito dello sport “tradizionale” che, ovviamente, elettronico.

Ciao Alex, e grazie per il tuo prezioso tempo! Siamo ansiosi di sentire la tua storia, e come tu sia arrivato ad essere un coach di e-sports?

Ciao e grazie mille a voi! Sono nato a Lathi, nel sud della Finlandia, in una famiglia in cui tutti hanno sempre praticato sport, spesso a livello competitivo: mio padre da giovane era un calciatore professionista, mentre mio zio ha militato nella NHL, la lega americana dell’hockey su ghiaccio. Fin da piccolo quindi ho praticato vari sport, per poi scegliere di puntare sulla pallacanestro. A 16 anni, però, purtroppo subii un grave infortunio che compromise la mia carriera competitiva. A quel punto, il mio allenatore mi chiese se ero interessato ad allenare. Mi sembrava interessante, così accettai di allenare prima dei bambini di 6-7 anni, poi ragazzi un po’ più grandi. Mentre allenavo, un mio amico mi introdusse a questo isterico gioco di nome League of Legends [ride]. Ho iniziato a giocare a LoL e mi è subito piaciuto, così mi impegnai a migliorare sempre di più. Contemporaneamente, dei giocatori più bassi di me di ELO mi chiedevano di svolgere dei coaching per loro, in modo che potessero migliorare. Notai che non era così diverso da allenare il basket, così ci presi gusto e continuai ad aiutare altri giocatori a migliorare, e iniziai a collaborare con un team tedesco. Dopo i sei mesi di servizio militare che la Finlandia richiede ad ogni giovane, mi trasferii in Australia per studiare all’università Scienze Motorie e Sportive. Lì iniziai a lavorare con un team locale come ‘Performance Coach’, potendo così applicare ciò che studiavo nel mondo dell’e-sport. Questo team ebbe un buon successo, qualificandosi per le Oceanian Challenger Series. Tuttavia, visti i costi di vivere in Australia e accorgendomi che non avrei proseguito gli studi, all’inizio del 2017 decisi di tornare in Finlandia dove tuttora lavoro in una scuola superiore specializzata per formare e-sports players.

Quando è che hai capito che saresti diventato un coach di League of Legends a tutti gli affetti?

Una volta tornato in Finlandia, decisi appunto di cercarmi un lavoro. Feci dei provini con l’HJK, la squadra di calcio più importante della Finlandia, per entrare nel loro coaching staff, ma accettai invece il posto che sognavo: ora sono coach di League of Legends in questa scuola superiore, che mira a formare sportivi di ogni tipo, compresi pro-players per la scena e-sportiva.

Parliamo ora degli InFerno: come giudichi il comunicare con persone che parlano una lingua diversa dalla tua solo attraverso uno schermo ed un microfono? E’ difficile?

Quando ho iniziato a lavorare con gli InFerno, nei provini per formare la squadra abbiamo preferito giocatori con una mentalità estremamente positiva, piuttosto di altri players magari più forti meccanicamente ma meno predisposti al criticismo. Il risultato di questa selezione è stato semplicemente fantastico: per un breve periodo, quest’estate, non sono riuscito ad assistere i nostri giocatori in tutti gli allenamenti, ma ho notato, una volta tornato a pieno regime, che si erano allenati benissimo anche da soli, segno che la loro volontà di migliorarsi è altissima. Non ho problemi ad affermare che questi giocatori sono coloro con cui ho apprezzato di più lavorare finora: il clima tra noi è sempre stato positivo e, in qualche modo, i risultati ottenuti sino a questo momento parlano da soli.

Che cosa ti aspetti dai tuoi ragazzi in questa stagione e-sportiva?

Da quanto ho capito la scena italiana non è così grande, ma il Team Forge rimane la squadra da battere, seguiti dagli iDomina, Team Qlash ed Outplayed. Nella ESL Serie A il mio obbiettivo è competere contro ogni avversario e cercare di batterlo, e con il roster attualmente a disposizione sicuramente possiamo giocarcela e fare bella figura contro chiunque.

Qual è il tuo sogno nel cassetto, sia nel mondo e-sportivo che nella “vita reale”?

Ora come ora il mio sogno è contribuire a portare gli InFerno il più lontano possibile, ma in un futuro un po’ più remoto mi piacerebbe lavorare come coach, ma anche come direttore sportivo, in una grossa organizzazione internazionale. Sto lavorando molto per questo, e le numerose esperienze che sto accumulando, sia in patria che con InFerno, mi saranno di grande aiuto per rendere realtà questo mio obbiettivo.

Per chiudere l’intervista, una tua previsione sulla Coppa del Mondo iniziata ieri. Quale squadra pensi sia favorita per la vittoria finale, e chi maggiormente riuscirà a sorprendere?

Non saprei rispondere con una singola squadra, anche se SKT, Longzhu e Samsung Galaxy sono sicuramente le squadre sulla carta più forti. Prevedo pero’ una maggiore incertezza nella fase finale, perciò saranno dei Mondiali veramente combattuti. Credo che i Royal Never Give Up e gli AHQ siano in grado di sorprendere il pubblico con draft imprevedibili, mentre la squadra tra le occidentali più convincente, e che potrebbe andare più lontano, credo siano i G2 Esports.

Grazie mille ATL per il tuo tempo, sono felice di aver parlato con te e spero di avere di nuovo la possibilità di intervistarti!

 

Grazie a voi, a presto e #LetsGOrangeBlack!

 

 

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